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Il punto del 25 novembre 2011
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Venerdì 25 Novembre 2011 09:38

 

Il governo Berlusconi è finalmente caduto ma dopo aver purtroppo tirato in lungo, il più che ha potuto, rischiando di far collassare il paese. Ora tocca a Monti, al suo governo di emergenza nazionale, ridare credibilità e cercare di realizzare quegli interventi che ci mettano al sicuro dalla speculazione internazionale e da anni di pressoché totale incuria verso il futuro dei giovani, la crisi che piega le famiglie, l’economia senza prospettive di rilancio. Servono al più presto una maggioranza e un governo che abbiano la forza del consenso, per risollevare l’Italia. Nel frattempo, appunto, c’è però un’emergenza. Che non sarà facile e che richiederà sacrifici ma il Pd farà di tutto affinché ogni singola azione sia ispirata da equità e sostenibilità sociale, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione e per chi in tutti questi anni ha già dato. E per rilanciare artigiani e piccole e medie imprese, vera colonna portante dell’economia nazionale, come sarà proposto dal Partito democratico, alla presenza di Pierluigi Bersani, in Villa Reale sabato 26 novembre.

La Brianza spera che Monti riesca ad attenuare le ricadute negative degli interventi decisi dal precedente governo (su tutti più ticket, meno risorse ai comuni per i servizi e meno trasporto pubblico), il più “nordista” che la Repubblica abbia mai avuto ma che proprio al Nord ha fatto mancare gli interventi necessari per la crescita e lo sviluppo. Nella nostra provincia, in particolare, si è praticamente sentita solo la propaganda dei fantomatici ministeri al nord, aperti con la gran cassa in una porzione della Villa Reale di Monza, mentre agli studenti dell’Istituto d’Arte, ospitati sempre dentro la Villa, mancano aule e quelle che ci sono non sono sempre dignitose. Chissà ora che farà il nuovo governo di quegli spazi. Nell’attesa il Pd ha chiesto subito che vengano messi a disposizione dell’Isa.

In molte realtà locali e a Monza ci si prepara intanto al voto amministrativo e la speranza è che il confronto sia sui temi che interessano ai cittadini. Soprattutto nel capoluogo brianzolo, dove il bilancio della giunta guidata dal leghista Marco Mariani è del tutto negativo, a cominciare dal traffico impazzito e dal troppo cemento previsto dalla variante al piano di governo del territorio approvata dal centrodestra. Il 22 gennaio, è stato deciso dalla coalizione, ci saranno le primarie per scegliere chi sfiderà il sindaco ormai nemmeno più tanto amato dal suo partito e dal Pdl. A Desio, tanto per fare un confronto, dove da qualche mese si è insediata la giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Roberto Corti, il cemento è stato invece messo subito alla porta, in tempo record. E nell’attesa che la Provincia illustri il proprio piano provinciale di coordinamento territoriale (Ptcp), nei prossimi giorni il Partito democratico illustrerà la sua proposta al riguardo: puntuale, articolata e che appunto propone un freno alla cementificazione della Brianza indicando alternative praticabili per comuni e cittadini, dal recupero alla valorizzazione territoriale, anche agricola.

E ancora in Provincia il centrodestra ha accusato il colpo, dopo la caduta del governo di Berlusconi e Bossi. Traballa ma prosegue, senza però una rotta chiara e soprattutto senza riuscire a far sentire meglio la presenza di Palazzo Grossi a giovani, famiglie, artigiani, imprese. Anzi, si nasconde: lo fa ad esempio dicendo no alla richiesta, avanzata da Pd e Idv, di rendere pubblici redditi e patrimoni di presidente, assessori e consiglieri. Un atto di trasparenza che, ancorché su base volontaria, dovrebbe essere dovuto, per il Pd, non però per il centrodestra. Oltre a non fare molto per lasciare un segno, per qualcuno l’ente di Palazzo Grossi è diventato un vero e proprio nemico. Succede infatti che la Provincia ha deciso, con una delibera del 9 novembre scorso, di ricorrere al Consiglio di Stato contro una sentenza del Tar che le impone di sostenere una ragazza disabile che frequenta un istituto superiore. Una vicenda incredibile e inquietante, nella quale vengono usati soldi pubblici (le spese del ricorso) per negare aiuto a chi è già sfortunato, invece di cercare una soluzione al problema di chi ha un oggettivo bisogno.

 

 

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