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Dal governo schiaffi a famiglie e imprese
Il partito - Lavoro Imprese
Sabato 04 Luglio 2009 15:37
economy2572
Franceschini: "la crisi c'è ma dov'è il governo?" 
È insopportabile questo modo di fronteggiare la crisi. Il Paese chiede misure urgenti e il governo continua nel suo atteggiamento di minimizzazione, intimidire i giornali che pubblicano i dati, e attaccare gli organismi che li rendono noti. Invece devono agire e confrontarsi con le nostre proposte. Dario Franceschini

"E' inaccettabile che il Governo neghi la crisi e continui a voltare la faccia dall'altra parte: questo e' uno schiaffo alle famiglie ed alle imprese''. Così replica Dario Franceschini, a margine dell'appuntamento dell'associazione "Quarta fase" a Norcia, al presidente del Consiglio che solo questa mattina ha parlato di una crisi in cui "il peggio è già passato". "È insopportabile questo modo di fronteggiare la crisi - dice Franceschini - e mentre famiglie e imprese chiedono misure urgenti, il governo continua nel suo atteggiamento di minimizzazione, continua ad intimidire i giornali che pubblicano i dati, e continuano ad attaccare gli organismi che li rendono noti. Anziche' tenere questo atteggiamento il governo deve agire e anche accettare di confrontarsi con le nostre proposte".

"Di fronte a milioni di famiglie e imprese che chiedono misure urgenti, il presidente del Consiglio continua con questo atteggiamento che tende a minimizzare e negare il problema. Continua a intimidire editori e giornalisti, gli organismi internazionali. Di questo non se ne può più. Il governo ha il dovere di agire", sottolinea Franceschini ricordando le misure proposte dal Pd.

I dati che Berlusconi fnge di non conoscere...
Le misure adottate dal governo per la crisi quando dall'annuncio passano alla concretizzazione, mostrano tutti i loro limiti e la loro inadeguatezza come denuncia Cesare Damiano: "Lo si è visto con la Social Card, annunciata per un milione e mezzo di pensionati ma erogata a circa un terzo del totale.
Una situazione analoga si ripete adesso con l'una tantum a vantaggio dei lavoratori precari. Si scopre che soltanto 1800 precari hanno chiesto questo sussidio anti-crisi molto modesto: appena il 20% della retribuzione percepita l'anno precedente.
Secondo la Fondazione Marco Biagi gli aventi diritto sarebbero 75.000, ma lo scorso anno circa 400.000 lavoratori variamente flessibili hanno perso il lavoro senza poter accedere ad alcuna tutela. Altri lo perderanno nel corso del 2009.
Noi chiediamo al governo di annullare la scadenza per la presentazione delle domande di sussidio e di informare adeguatamente i lavoratori iscritti alla gestione previdenziale separata per consentire loro di accedere a questo beneficio.
Ma la vera misura da adottare è quella di modificare i criteri di accesso che sono incongruenti e troppo restrittivi e che discriminano persino tra chi ha già lo svantaggio di avere un lavoro precario; di includere, oltre ai lavoratori a progetto, anche chi ha un contratto a termine e di elevare l'indennità dal 20 al 60%.
Solo così si potrà parlare di veri interventi a difesa dell'occupazione dei più deboli e non garantiti, al dì là della pura propaganda che il governo si ostina a propinarci giornalmente. L'autunno è vicino è il problema dell'occupazione potrebbe diventare drammatico".

"Le parole di Silvio Berlusconi mettono più che mai in evidenza l'inadeguatezza tecnica e politica di questa compagine di governo. Il Cavaliere dica di essere ottimista a chi ha perso il posto di lavoro. Spieghi che il peggio è alle spalle ai milioni di precari con contratto in scadenza. Convinca i piccoli imprenditori schiacciati dalla stretta creditizia che la situazione sta migliorando. È davvero allarmante prendere atto che il capo del governo non ha ancora realizzato la gravità della crisi in atto" denuncia Sergio D'Antoni. "Per superare la recessione non servono chiacchiere, ma atti concreti. In tutti questi mesi l'esecutivo della destra non è riuscito a varare una singola misura anticrisi efficace. Sull'altare della Lega ha sacrificato lavoratori, famiglie e imprese, accanendosi in particolare sulle fasce sociali e sulle zone deboli del Paese. Una impostazione antisociale e antimeridionale che va nella direzione opposta rispetto alla politica redistributiva necessaria. E che, come si vede oggi, non ha evitato il disastro sul versante dei conti pubblici".

I sindacati

Un invito a non esagerare con l'ottimismo arriva anche dal segretario generale della Cisl: «è' ancora troppo presto per esultare per la fine della crisi». Raffaele Bonanni esorta a guardare prima «i dati del Pil e sulla disoccupazione. Quando avremo dati di consistenza e persistenza di innalzamento, potremo fare queste considerazioni».
 

 

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