“Il percorso di ascolto” del Pd “parte con questi due giorni a Milano ma sarà intrecciato fortemente con la campagna referendaria, per spiegare le ragioni del nostro no a una riforma sbagliata come quella Nordio, che non fa nulla per migliorare la giustizia italiana”. La segretaria dem Elly Schlein lo annuncia dal palco della Fondazione Feltrinelli, chiudendo la due giorni promossa dal partito, ‘Un’altra storia. L’alternativa nel mondo che cambia’, organizzata da Gianni Cuperlo, alla guida della Fondazione Demo, con il Partito democratico. Da qui, da questa pluralità di voci – tutte citate nell’intervento della segretaria – prende ufficialmente il via il percorso di ascolto del partito.

Mobilitazione del Pd perché la politica abbia un pensiero lungo

Un percorso di ascolto nato con l’intento di “riappropriarci di un pensiero lungo che da troppo tempo la politica non si dà”, “costretta ogni giorno a rincorrere l’hashtag quotidiano”, sottolinea Schlein. “Guardiamo a una visione tra 10 e 20 anni anche per la responsabilità per le prossime generazioni – ha aggiunto -. La politica deve darsi un orizzonte più lungo e anche più largo, cioè più curioso e attento. Dobbiamo essere attenti e curiosi e ascoltare voci anche e soprattutto fuori di noi. Come abbiamo fatto in questi due giorni”.

Riprendiamoci Tolkien, e siamo rottura

“Stiamo ripiombando in errori storici che purtroppo abbiamo già visto. Per chi ancora ricorda la fine della seconda guerra mondiale è traumatico vedere il ritorno dell’uso della forza, della prepotenza, della logica di potenza. Come se dalla storia non imparassimo mai abbastanza”, ha continuato. Tuttavia, “non dobbiamo avere il complesso di inferiorità”, e se, come ha ricordato Chiatra Valerio, possiamo e dobbiamo “riprenderci Tolkien”, senza soggezione dell’appropriazione che ne ha fatto il mondo di Fratelli d’Italia, perché il compito del Pd è “essere rottura, altrimenti non conviceremo le persone che hanno perso la fiducia nei partiti, nella politica e nelle istituzioni. Dobbiamo essere un cambio di modello: o si accende questa speranza o temo non saremo ascoltati o non lo saremo abbastanza”, ha sottolineato. Le destre hanno “avuto la capacità di costruire consenso cavalcanodo paure e senso di insicurezza reale che non va mai banalizzato né semplificato. Ma forse oggi quello che fa paura sono loro, vedere gente che viene ammazzata per le strade di Minneapolis”.

No a una riforma della giustizia che serve a tenersi le mani libere

La riforma della giustizia “non accorcia i processi, non assume i precari della giustizia, ma serve solo a tenersi di più le mani libere per assecondare questa idea sbagliata per cui chi prende un voto di più alle elezioni – ha aggiunto la segretaria – avrebbe il diritto a non essere giudicato per quello che fa”. “In una democrazia è fondamentale che per ogni potere ce ne sia un altro che controlla quello che fa – ha concluso -, è fondamentale la separazione dei poteri”.

Ue chiamata a sfida esistenziale se non vuole essere schiacciata

“La distanza tra le due sponde dell’Atlantico non è mai stata così ampia e l’Unione europea è chiamata davvero a una sfida esistenziale. Se non saprà rilanciarsi con coraggio, è condannata all’irrilevanza, ad essere schiacciata fuori dalle carte geografiche”, ha evidenziato la segretaria dem. “Servirebbe una rifondazione, l’unico modo è fare un salto in avanti dell’integrazione europea – ha aggiunto -. Serve superare l’unanimità perché nemmeno un condominio si riesce a gestire così. Sappiamo che cambiare i trattati con la maggioranza di governi di destra e nazionalisti non è alla portata, ma nessuna scusa, si proceda con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta, parta un nucleo di Paesi che è già convinto. Non possiamo stare fermi”. “Poi serve continuare nella strada degli investimenti comuni come Next Generation Eu, per dire che non dobbiamo rassegnarci, altrimenti come faremo un grande piano industriale europeo che supporti i settori in crisi, come faremo un grande piano sociale europeo? – ha concluso -. Come faremo sulla difesa comune, che non è il riarmo dei 27 Stati membri ma è fare ricerca congiunta e investimenti congiunti, avere il coraggio di avere un comando unico europeo”.

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